Lega Serie A e Uisp nelle scuole per l’integrazione: a Roma l’evento finale del progetto “Il CalciaStorie” con i ragazzi dell’Istituto “Massimo”

Il progetto nazionale “Il CalciaStorie”, promosso da Lega Serie A e Uisp per diffondere tra i giovani la cultura dell’integrazione e della tolleranza attraverso il calcio, ha vissuto il suo momento conclusivo questa mattina a Roma. Protagonisti gli studenti del Liceo Classico e Scientifico dell’Istituto “Massimo”.

mancoAll’iniziativa, moderata da Luca Cardinalini, giornalista Rai, hanno partecipato anche: Marco Brunelli, Direttore Generale Lega Serie A, Vincenzo Manco, Presidente Nazionale Uisp, Carlo Balestri, Responsabile Internazionale Uisp, Gianluca Di Girolami, Presidente Uisp Roma, Padre Giovanni Lamanna, Rettore dell’Istituto “Massimo”, Simone Menichetti, coordinatore locale del progetto.

Marco Brunelli, Direttore Generale Lega Serie A, ha dichiarato: “Siamo partiti dalla storia tragica ed estrema di Árpád Weisz per raccontare storie normali. Perché lo sport non è esclusione, ma è integrazione ed inclusione. Chiediamo ai ragazzi di tutta Italia di aiutarci a raccontare storie belle, storie di integrazione e generosità, non solo di calcio e non necessariamente legate a campioni famosi”.

Vincenzo Manco, Presidente Nazionale Uisp: “La conoscenza di storie diverse contribuisce ad allenare la memoria in un paese che ne è povero. I valori dello sport sono i valori della nostra Costituzione, sono stati conquistati con il sangue, per cui teniamoceli stretti e facciamone tesoro. Sono felice degli ottimi risultati che ha ottenuto ‘Il CalciaStorie’ in tutta Italia”.

Padre Giovanni Lamanna, Rettore dell’Istituto “Massimo”, ha parlato di accoglienza: “Che cosa permette l’inclusione? La scuola, il gioco e lo sport, strumenti attraverso i quali tutti sono disposti a superare le diseguaglianze”.

Uno spunto prezioso per i ragazzi coinvolti nel progetto “Il CalciaStorie” è arrivato da Matteo Marani, Direttore del Guerin Sportivo e autore del libro “Dallo Scudetto ad Auschwitz”. Il testo racconta la vicenda sportiva e umana di Árpád Weisz, allenatore ungherese di origini ebraiche, vincitore di due scudetti con il Bologna, morto nel campo di concentramento nel 1944. “Se quello che vi ho raccontato è successo al più forte allenatore dell’epoca, significa che può accadere a chiunque e in qualsiasi momento. Bisogna stare attenti anche agli episodi di razzismo e alle battute a cui assistiamo, senza stancarsi di condannarli, difendendo chi ne è vittima”.